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LALO, Édouard (1823-1892)

Dopo una rottura non priva di difficoltà con le tradizioni militari di famiglia, Lalo espresse piuttosto presto la sua passione per la musica. Iscrittosi nel 1832 al Conservatorio di Lille nelle classi di Müller (violino) e Baumann (composizione), sette anni dopo si trasferì a Parigi allo scopo di perfezionare la propria formazione con Habeneck (violino), poi con Schulhoff e Crèvecoeur (composizione). In seguito, questo artista dal forte carattere si dedicherà, instancabile e accanito, a una carriera difficile, spesso ai margini dell’ufficialità. Lo ritroviamo alla fine degli anni Quaranta dell’Ottocento a guadagnarsi faticosamente la vita impartendo qualche lezione o suonando come orchestrale all’Opéra-Comique. Nel 1850 la sua partecipazione alla Grande Société Philharmonique gli consente d’incontrare Berlioz. Membro fondatore del Quartetto Armingaud verso il 1856 (per il quale scriverà nel 1859 la sua opera 17), si concentra dunque principalmente sulla melodia e la musica da camera, sviluppando uno stile ampiamente influenzato dalla musica tedesca. Ma, nonostante l’appoggio di personalità come Gounod, il riconoscimento arriverà solo negli anni Settanta, periodo durante il quale Lalo partecipa alla fondazione della Société nationale de musique  (1871) e compone quasi tutte le sue opere principali, pervase di un afflato sinfonico che segnerà profondamente le generazioni successive. Fino alla metà degli anni Ottanta si susseguiranno così il Concerto per violino e la Symphonie espagnole, scritti per il virtuoso Sarasate, il Concerto per violoncello, la Rapsodie norvégienne, il balletto Namouna e la sua grande opera Le Roi d’Ys.