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Paganini, figura tutelare del romanticismo

Niccolò Paganini soffriva di una di quelle rare malattie che sopraggiungono come miracoli. La sindrome di Marfan gli consentiva di torcere le dita in ogni direzione, facendo del suo corpo il perfetto alleato del suo ingegno e della sua inventiva tecnica nel maneggio del violino. Il musicista genovese nato nel 1782 rivoluzionò l’arte di suonare lo strumento. Quando si esibì a Parigi negli anni Trenta dell’Ottocento, il pubblicò quasi impazzì; i giornali scrissero: “Vendete tutto, ma andate ad ascoltarlo”. Balzac evocava “una potenza magneticamente comunicativa”. Il violino di Paganini fece scorrere le prime lacrime romantiche. L’Ottocento – così ansioso di piangere – ha attinto la sofferenza, l’angoscia, il tormento nei celebri pizzicati della mano sinistra di Niccolò Paganini. Di colpo il virtuosismo musicale possedeva un’anima; diventava un’estetica intellettualmente frequentabile. I Romantici sanno quale debito abbiano nei confronti del violinista che, come quant’altri mai, invocava l’entusiasmo e la passione come spiriti favolosi.